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Visita Guidata

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Basilica di Santa Maria Maggiore
La Basilica di Santa Maria Maggiore è l’edificio sacro che, più d’ogni altro, i padri della Chiesa vollero fosse come una Biblia Pauperum, una Bibbia dei poveri, un luogo in cui, chiunque, potesse comprendere attraverso l’arte il significato della parola di Dio, i contenuti spirituali della letteratura sacra. La Basilica di Santa Maria Maggiore - definita “Cappella votiva della città” – è formata da un insieme di stili e d’arti eterogenee, dei periodi compresi fra il XII e il XIX secolo, dove, temi religiosi convivono con presenze di matrice pagana o laica.In questa chiesa tutto ciò che vedete ha una funzione didattica, tutte le immagini e tutti i capolavori artistici hanno lo scopo di stimolare il visitatore a ricercare in quella dimensione spirituale che dimora in ognuno di noi. La storia racconta che, nel 1133, una forte siccità colpì le terre bergamasche e che a questa seguì una carestia e la peste.
La popolazione di Bergamo, stremata, invocò l’aiuto della Maria Vergine e promise la costruzione di una bellissima chiesa in segno di ringraziamento. Nel 1137, davanti al vescovo Gregorio e a tutta la cittadinanza, fu posata la prima pietra della Basilica di Santa Maria Maggiore. 
Mentre l’esterno della chiesa ha conservato l’originale architettura romanica, l’interno ha subito, nel tempo, notevoli cambiamenti: la Basilica ha un tiburio ottagonale e pianta a croce greca arricchita, in origine, da 5 absidi: una grande centrale e quattro piccole ai lati del transetto. Nel 1472 però l’absidiola di nord-ovest fu abbattuta per ordine di Bartolomeo Colleoni, che in quel luogo fece costruire la propria cappella funeraria.

1. Ingresso della Basilica Torna alla mappa

2. Cappella del Voto - Tela "Madonna col Bambino, San Rocco e San Sebastiano" Torna alla mappa

Questa parte della Basilica fu la prima ad essere interessata dai lavori decorativi che mutarono radicalmente l’interno della chiesa a partire dalla prima metà del Cinquecento. Dall’austero stile Romanico, si passò all’ornamentale Barocco, che, oggi ammiriamo.La Cappella del voto ospita La Madonna col Bambino, San Rocco e San Sebastiano, un pala d’altare del 1584 opera di Gian Paolo Lolmo. Il quadro fu commissionato, dal Consiglio della Misericordia, per rispettare il solenne voto popolare.La Vergine, con in braccio il Bambino Gesù, appare seduta all’interno di un’aura luminosa, tra nubi abitate da cherubini.In basso San Rocco e San Sebastiano supplicano la Vergine di guarire i fedeli dalla peste.Per concludere la sua opera, Gian Paolo Lolmo, dipinse sullo sfondo il profilo della città protetta dalle mura venete.

3. Affresco "Ultima Cena" Torna alla mappa

È un ciclo di affreschi che, come molti altri, alla fine del Trecento, decoravano le pareti di Santa Maria Maggiore.L’affresco su questa parete è costituito da una serie di riquadri di diverse dimensioni.In alto è raffigurata l’Ultima cena; nella fascia sottostante, sulla sinistra, è rappresentata una scena tratta dalla vita di San Eligio, il Santo protettore dei maniscalchi. In questa scena San Eligio è intento a ferrare un cavallo bianco con l’aiuto di un maniscalco.Le figure sulla destra, invece, sono Sant’Antonio Abate in compagnia di un Santo apostolo. Il resto dei riquadri, con le varie Madonne col Bambino, con i Santi e la scena dello sposalizio di Santa Caterina, sono affreschi votivi eseguiti da mani diverse e commissionati da committenti diversi. Tra i probabili esecutori di queste opere c’è Pacino da Nova che, qui a Bergamo, lavorò fra il 1375 e il 1390.

4. Soffitto del transetto nord Torna alla mappa

Entrando in questa basilica si è naturalmente attratti dalla ricchezza del suo soffitto. Tutto l’insieme d’archi e volte, dell’originaria struttura architettonica medioevale, a partire dalla fine del 1500 furono rivestiti di stucchi e decori.Ora siamo nel transetto settentrionale della Basilica.Questa parte di chiesa è coperta da due volte a crociera, che, fra il 1665 ed il 1667, i Commissari della Misericordia fecero affrescare dall’artista romano Ciro Ferri, allievo di Pietro da Cortona. Tra le raffigurazioni sono riconoscibili, al centro delle volte la tela “Il Padre Eterno,” e “San Michele contro il dragone”.La storia racconta che Ciro Ferri, terminato il ciclo pittorico nel 1667, stanco dei continui contrasti con i committenti, lasciò Bergamo per trasferirsi nell’Italia centrale, attratto da altri lavori e da più remunerativi guadagni.

5. Arazzo fiorentino: L'Annunciazione Torna alla mappa

Nella Basilica di Santa Maria Maggiore ci sono venticinque arazzi di diverse dimensioni che nel corso dei secoli hanno arricchito l’interno della chiesa.E’ possibile suddividere gli arazzi in due categorie: sacro e profano. Dei dodici arazzi che raffigurano scene sacre, nove sono fiorentini e tre di manifattura fiammingaGli arazzi fiorentini raccontano le Storie della Vergine e dell’Infanzia di Cristo. Pur non essendo i più antichi, furono i primi ad arrivare in Basilica.Ora siete di fronte all’Annunciazione. Questo arazzo di tipica fattura medicea misura 4 metri e 85 centimetri di altezza, per 7 metri e 70 centimetri di lunghezza. Il disegno è opera del pittore fiorentino Alessandro Allori.Per la realizzazione di questa e di molte altre opere furono determinanti i contributi di due stretti collaboratori dell’Allori: Giovanni Maria Butteri ed Alessandro Pieroni. Nell’arazzo sono rappresentati due episodi distinti: sulla sinistra, la scena della tentazione del serpente nel Paradiso terrestre; sulla destra in un campo più grande l’episodio dell’Annunciazione.

6. Confessionale di Andrea Fantoni Torna alla mappa

Quello che ammirate ora è il Confessionale dei Fantoni realizzato nel 1704. E’ l’opera di un ebanista e scultore settecentesco: Andrea Fantoni. Il contratto stipulato per la sua realizzazione era molto preciso: definiva il tipo di legno da utilizzare, il noce e il bosso, nonché il compenso pattuito in cento filippi d’argento, la moneta Milanese coniata nel Cinquecento da Filippo II di Spagna.

Il confessionale fu realizzato con tre tipi di legno: legno di noce per tutte le parti a vista, legno di bosso per le formelle in altorilievo e legno di conifera per le parti strutturali non in vista.Ha un’altezza di 3 metri e 95 centimetri, e una larghezza di due metri e quaranta per una profondità di un metro.La sua struttura riprende la classica tipologia dei confessionali con un vano centrale riservato al sacerdote, e due laterali per i fedeli. Su tutta la struttura ci sono sculture e altorilievi.
Tutte le statue e le scene scolpite hanno un preciso valore simbolico volto ad esaltare il sacramento della confessione. 

Accadeva, durante le solennità, che il sacerdote utilizzasse il confessionale per chiarire i principi della confessione.In alto, al centro, domina la figura di Dio Padre Onnipotente sulle nuvole del mondo. Le quattro statue più in basso rappresentano le virtù del confessore: sulla sinistra la Misericordia, poi la Sapienza, poi la Mitezza e infine il Segreto confessionale.

7. Tomba di Gaetano Donizetti Torna alla mappa

Questo monumento funebre custodisce le spoglie del musicista Gaetano Donizetti. E’ una scultura di Vincenzo Vela, del 1855. Gaetano Donizetti nacque a Bergamo nel 1797 e a Bergamo morì, nel 1848, colto da una paralisi che lo portò lentamente alla demenza.Donizetti ha composto nell’arco della sua carriera tre messe, un miserere, due Ave Maria, sessantasei opere teatrali, un oratorio, sei cantate, tre inni, otto raccolte di pezzi vocali, molte musiche orchestrali e da camera.La sua arte va considerata come il culmine della musica italiana nel suo momento di passaggio dal tiepido romanticismo di Gioacchino Rossini a quello appassionato di Giuseppe Verdi.

8. Arazzo fiammingo: "La Crocifissione" Torna alla mappa

L’arazzo, insieme a quello dell’Immacolata e del Mosè al roveto ardente, compone un trittico d’arazzi d’argomento sacro noti come la trilogia fiamminga. Queste tre opere, d’alta manifattura, furono realizzate ad Anversa tra il 1696 e il 1698. Nell’ideare “La Crocifissione” il suo autore, Van Schoor, fece una sintesi iconografica dei Vangeli di Giovanni, Matteo e Luca. La composizione che richiama quella di Rubens descrive bene la drammaticità della scena: al centro la figura del Cristo in croce affiancato dai due ladroni. Sulla sinistra della scena noterete un gruppo di cavalieri; uno di loro indica al suo comandante l’avvenuta esecuzione.

9. Soffitto della navata centrale Torna alla mappa

Questa volta a crociera che ricopre la navata centrale concluse, nel 1694, l’arricchimento, con stucchi e oro zecchino, dell’interno della Basilica. Nicolò Malinconico, fra il 1693 e il 1694, dipinse le dodici tele ad olio della volta di questa navata, scegliendo i temi dalla lista di trenta soggetti biblici redatta dall’abate Giovan Battista Mazzoleni di Calusco. Erano temi che necessariamente dovevano avere attinenze con le virtù della Vergine Maria, cui questa Basilica è dedicata.In questo ciclo pittorico, Nicolò Malinconico scelse un cromatismo del tutto nuovo per l’epoca, più luminoso e brillante. I personaggi ritratti sono eroi per volontà divina; sono i “deboli” che al servizio di Dio compiono grandi gesta.

10. Tomba di Simone Mayr Torna alla mappa

Giovanni Simone Mayr, che nato a Mendorf in Baviera nel 1763, visse a Bergamo dove si stabilì e fondò una scuola di canto e di musica. Il musicista bavarese compose una sessantina d’opere ed ebbe tra i suoi allievi, Gaetano Donizetti.La Basilica di Santa Maria Maggiore custodisce, con orgoglio, le spoglie di Mayr e Donizetti che, a Bergamo, hanno avuto modo di arricchire la loro arte ed il patrimonio musicale mondiale.Il monumento fu realizzato da Innocenzo Fraccaroli nel 1852.

11. Arazzo fiorentino: La presentazione della Vergine al tempio Torna alla mappa

Sulle pareti della navata laterale destra sono esposti altri tre dei nove arazzi fiorentini, prodotti dall’Arazzeria Medicea con a capo Benedetto Squilli di Michele, che raccontano le Storie della Vergine e dell’infanzia di Cristo.

12. Tomba del cardinale Guglielmo Longo degli Alessandrini Torna alla mappa

Questo mausoleo, dall’arco acuto di derivazione veronese, fu commissionato dallo stesso cardinale che morì ad Avignone, in Francia, nel 1319.Il sarcofago poggia su due leoncini accosciati ed è decorato con l’Agnus Dei, l’Agnello di Dio, fiancheggiato da due leoni rampanti. La figura distesa del cardinale è vegliata da due angeli e da una coppia di diaconi.Ideato da Ugo da Campione intorno al 1330, questo mausoleo fu sicuramente sopraelevato in un secondo momento, con l’aggiunta dei plinti squadrati, dei leoni e delle colonne, quando venne trasportato e rimontato in Basilica nel 1839.Vicino a questa tomba, noterete, tre sculture, sono Dio Padre benedicente, l’Arcangelo Gabriele e la Madonna annunciata. Queste tre statue sono le originali della guglia gotica posta sopra il portale sud e realizzate da Anex de Alemanna nel 1403.

13. Tela "Strage degli Innocenti" Torna alla mappa

Al di sopra dell’arazzo fiammingo raffigurante il mito di Frisso ed Elle potete vedere la tela di Fra’ Massimo da Verona, con la rappresentazione della “Strage degli Innocenti” del 1658. L’episodio è ambientato tra le architetture classiche della Betlemme dominata dai Romani: ai due lati si riconoscono, sotto i colonnati dei templi, le statue di Cerere e di Minerva.Al centro dominano la scena una donna che difende il figlio dall’aggressore, la drammaticità della strage e il pallore della morte, che si legge nei corpi dei giovani innocenti disseminati sul pavimento.Tutta questa violenza si svolge sotto lo sguardo di Erode, raffigurato con turbante e scettro, che, impassibile, assiste alla strage dal terrazzo della sua reggia.I bambini di Betlemme, uccisi dai soldati di Erode il Grande, sono considerati dalla Chiesa Cattolica i primi martiri della storia del cristianesimo.

14. Cappella del Corpus Domini - Tela "Ultima cena" Torna alla mappa

Nella piccola abside detta “del Corpus Domini”, sopra l’altare è posta la tela che rappresenta L’ultima cena di Francesco da Ponte detto “Bassano”, del 1585. In questa tela il Bassano presenta tutti gli elementi pittorici del Tintoretto cioè il dinamismo della composizione, l’assenza di centralità, lo sviluppo della scena attraverso due linee di fuga poste in diagonale che vanno in direzioni diverse.Nonostante ciò la figura di Cristo, messa in secondo piano, finisce con occupare ugualmente la centralità del quadro.Bassano in quest’opera descrive meticolosamente la scena: in basso a sinistra il servitore dal cappello rosso che versa il vino nella brocca di vetro, la bacinella di rame sul pavimento, l’asciugamano sulla gamba di un apostolo, la tensione fra il cane e il gatto a causa di un avanzo gettato a terra dai commensali, il ragazzo servitore che vede la borsa con i trenta denari d’argento tenuta nascosta nella mano sinistra di Giuda, ossia tutta una serie di gesti e di oggetti del quotidiano che illustrano in chiave simbolica il racconto dell’Ultima cena. Più curiosa è invece la presenza dei due personaggi con il copricapo orientale, nascosti dietro la colonna, che commentano la scena e indicano Cristo.

15. Soffitto del transetto sud Torna alla mappa

Le due crociere della volta del transetto rivolto a Meridione, tra gli stucchi, accolgono vari dipinti di Ottavio Cocchi detto il “Cremonino”: è suo il dipinto de “Il Padre Eterno crea il firmamento” posto al centro di una delle volte. Altre tele sono di Giovan Cristoforo Storer e Pietro Mango.Di notevole interesse è la tela nell’altra crociera, “Caino uccide Abele”. E’ un olio su tela sagomata, del 1659, di Giuseppe Nuvolone detto “Panfilo”. Questa scena drammatica fu inserita nel ciclo della Basilica perché rappresentava il mistero dell’elezione, della scelta arbitraria di Dio sull’individuo più debole: è il primo esempio della scelta divina indirizzata verso il “minore”, scelta che si ripeterà in parecchi altri episodi della Bibbia.Concludono il decoro di queste volte il lavoro di Giovan Battista Natali, di Giovan Paolo Recchi e di Luigi Pellegrini Scaramuzza detto “Perugino”.

16. Navatella destra Torna alla mappa

Sulle pareti di questa navata troviamo gli ultimi arazzi della serie fiorentina: “La natività” e “La fuga in Egitto” entrambi del 1583. Sull’altare c’è la tela di Antonio Boselli, “Cristo e la gloria d’Ognissanti” del 1514. Cristo è seduto, in una mandorla mistica, circondato da schiere di angeli e di santi e dalla Madonna. Egli benedice con la mano destra, mentre con l’altra mano tiene aperto un libro, sulle cui pagine si legge: “PARVUS QUIDEM LABOR EST SED MULTA REQUIES”.Al centro, proprio sotto la mandorla mistica di Cristo, vi sono tre personaggi dell’Antico Testamento: Mosè, il profeta con turbante e Abramo.Alle spalle di Mosè vi sono gli altri due dottori della Chiesa della tradizione iconografica cristiana: San Gregorio Magno e San Girolamo. Sul dorso della cantoria dell’organo troviamo due arazzi: quello più in alto, fa parte del Ciclo di Daneo proveniente da Bruxelles e realizzato nella prima metà del 1500; sotto, l’arazzo più piccolo della Serie del cigno raffigurante l’epilogo del mito di Frisso ed Elle.

17. Il tiburio Torna alla mappa

Siamo arrivati ora al centro della croce sotto la cupola dal tiburio ottagonale.Rinnovata nel 1615 dall’architetto Francesco Maria Richini, la cupola mostra un intradosso ricchissimo di stucchi e dipinti. Al centro della cupola vi è l’affresco di Giovan Paolo Cavagna, “L’incoronazione della Vergine” del 1615. Tutto attorno fanno da cornice una serie di piccoli affreschi con gli “Angeli musicanti” e “Dieci profeti”, anche questi opera di Giovan Paolo Cavagna e, uno a testa, di Francesco Zucco e di Enea Salmeggia.

18. Il presbiterio Torna alla mappa

Il presbiterio della Basilica di Santa Maria Maggiore è sopraelevato di tre gradini e recintato da una balaustra di legno.Oltre il coro ligneo, all’interno dell’abside centrale, nel 1833 fu realizzato l’altare maggiore, una mensa tutta in marmo bianco disegnata da Leopoldo Pollack. Alle spalle dell’altare, potete vedere, la tela: “Gli apostoli al sepolcro della Vergine”, l’imponente dipinto che Camillo Procaccini dipinse nel 1594. La tela segue la forma concava della parete absidale e mette in luce l’esperienza romana di Procaccini, e i suoi studi sull’arte di Michelangelo. Procaccini realizzò, in quest’opera, una visione monumentale dove gli Apostoli campeggiano statuari attorno al sepolcro vuoto di Maria. La scena si svolge in una luce notturna, e armonizza alberi e abitazioni rurali in uno sfondo naturale dipinto con magistrale delicatezza.

19. Il soffitto sopra il presbiterio Torna alla mappa

Nella volta del presbiterio si trovano quattro tondi realizzati da Francesco da Ponte detto “Bassano” fra il 1586 ed il 1592: la Natività della Vergine, la Presentazione al tempio, l’Annunciazione e la Visitazione di Maria a Elisabetta.Concludono la composizione del presbiterio, le cantorie con le canne dell’organo, il coro, i pulpiti dai parapetti di bronzo di Camillo Capi, e l’imponente crocifisso ligneo della metà del 1300, sopra l’iconostasi.

20. Il coro ligneo Torna alla mappa

Nel 1522, i Governanti della Misericordia Maggiore decisero di dotare la Basilica di un nuovo coro ligneo all’interno dell’abside centrale. Tra il 1524 e il 1532, il pittore veneziano Lorenzo Lotto disegnò i cartoni per le tarsie del coro realizzate dal bergamasco Giovan Francesco Capoferri. La committenza incaricò un francescano appartenente all’ordine dei frati minori con il ruolo di consulente teologico da affiancare a Lotto, per approntare un progetto unitario in cui fossero sviluppati episodi del vecchio testamento, con la finalità di offrire esempi di virtù e di vizio, per incitare all’imitazione dei primi e all’abbandono o al rifiuto dei secondi. Lotto creò, così, una serie di tarsie colme di immagini simboliche, ovvero “picture a claro et obscuro” il cui significato enigmatico fosse conforme alle storie bibliche. Tali immagini furono chiamate da Lotto con il termine “imprese”.

21. Le quattro tarsie dell'iconostasi Torna alla mappa

Sull’iconostasi si possono ammirare le quattro tarsie più grandi, coperte dalle proprie “imprese” simboliche: da sinistra a destra Sommersione di Faraone, Arca di Noè, Giuditta, Davide e Golia. Protette simbolicamente dai rispettivi coperti geroglifici o ad “impresa”, si posso considerare una summa di tutti i temi e di tutte le allusioni sviluppati nelle “invenzioni” e nei pannelli simbolici collocati sul perimetro interno del Coro intarsiato di S. Maria Maggiore, che funge da sacro recinto posto a protezione del Sancta Sanctorum.Nella prima “stazione” del viaggio iniziatico viene rappresentata, nella sommersione di Farone, la liberazione del popolo eletto dal giogo egiziano dedito al culto politeista. In chiave di metafora, sul coperto simbolico, Lotto rielabora il tema dell’episodio biblico, suggerendo ulteriormente un altro viaggio di liberazione: la liberazione dalla schiavitù della Vanitas (le “maschere” dei poteri ecclesiastici e politico-militari, e il serpente morto), dal limite, dalla paura della morte e dall’ignoranza (gabbia sulla testa).
Questo esodo avviene a dorso dell’asino spronato da Dio con dodici fiamme. Nella tradizione ebraica l’asino è una cavalcatura regale è un simbolo positivo legato al significato dell’umiltà sapiente: anche nella cultura cristiana evoca Gesù che, con sapiente umiltà, entra nella Gerusalemme del vecchio testamento per portare la nuova parola salvifica che libera, per mezzo della resurrezione, il fedele dalla morte e con l’ausilio degli indispensabili strumenti di conoscenza interiore e del mondo misurabile razionalmente (specchio e compasso). L’uomo nudo che cavalca l’asino porta sulle spalle un mantello gonfio di brezza misteriosa, simbolo della virtù profetica, il particolare del mantello suggerisce un’interpretazione che vede l’uomo come una figura positiva, un condottiero o un profeta, capace di liberare un popolo dalla gabbia e di condurlo sulla via che porta a Dio.

22. Navatella sinistra Torna alla mappa

La navatella conduce alla Sacrestia Nuova, la sacrestia realizzata, in perfetto stile “bramantesco” fra il 1485 e il 1491.Sopra l’altare, si trova la tela di Giovan Paolo Cavagna, “San Giovanni Evangelista”, del 1589.In questo quadro Cavagna dipinse San Giovanni, all’interno di una nuvola, investito dalla luce di Dio. Con quel raggio di luce Dio preannunciò a San Giovanni l’Apocalisse. L’atmosfera buia, che prelude alla furia del temporale o della tempesta evoca in questo dipinto, il contenuto apocalittico del libro della “rivelazione”.Sulla sinistra del quadro, un nastro rosso, pende da un ramo dell’albero e sostiene la firma del pittore bergamasco: “CAVANI FACIEB”.

23. Portale dei Leoni Rossi Torna alla mappa

Gli ingressi della Basilica di Santa Maria Maggiore sono quattro. Tre portali sono stati realizzati dal ticinese Giovanni da Campione e dalla sua scuola alla metà del 300: il portale dei leoni bianchi, rivolto verso meridione, il portalino di nord-ovest che apre verso il duomo ed il portale dei leoni rossi rivolto a settentrione; il quarto portale fu eseguito dall’Architetto Pietro Isabello nel 1521 verso sud-ovest.Il portale settentrionale, realizzato nel 1351/53, è caratterizzato dai leoni stilofori dal colore rosso del marmo di Verona.Il leone nell’architettura medievale aveva un valore simbolico enorme. La porta dei leoni rossi è orientata verso nord, verso la notte , verso il buio e le tenebre, simbolicamente verso la morte. Al leone simbolicamente la chiesa affidava anche la funzione di impedire al profano di varcare la soglia del tempio.
Allo stesso tempo il leone rappresentava la vita eterna e la morte terrena. Guardando questa scultura con attenzione, noterete, decine di figure, decine di dettagli tutti diversi tra loro. In quest’opera, nulla è casuale, tutto ha un preciso significato, a volte più di uno. Ora, cercate di memorizzare queste immagini di pietra e una volta a casa, provate a rintracciarne i valori simbolici che ognuna di queste figure rappresenta. Scoprirete le meraviglie che si celano dietro l’arte medioevale lombarda, un’arte ricca di messaggi teologici e pagani, rinnovando il ricordo di questa visita a Bergamo alta e alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

24. Portale dei Leoni Bianchi Torna alla mappa

Questo è il protiro meridionale, la porta d’ingresso alla Basilica conosciuta come “Il portale dei Leoni bianchi”.Il protiro meridionale è molto simile al portale rivolto verso nord, sia nella struttura architettonica sia nei soggetti raffigurati. Diverso, invece, è il tipo di materiale che il suo autore, Giovanni da Campione, utilizzò per quest’opera scultorea. Il portale dei Leoni Bianchi è tutto di marmo di Candoglia.
L’uso di questo materiale non è casuale ed ha un alto valore simbolico. Questa porta d’ingresso alla chiesa è rivolta a Sud, verso il sole, e simbolicamente verso la luce e la vita.
Tutti gli elementi raffigurati in questa scultura: i capitelli, le colonne, i leoni, gli animali reali e fantastici, sono tutti tratti dalla tipica rappresentazione figurativa gotica e tutti hanno un valore simbolico intrinseco. Questo lavoro di Giovanni da Campione rappresenta un momento fondamentale in tutta la scultura lombarda del Basso Medioevo.

31. Tela "Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia dell'Oreb" Torna alla mappa

Su questa parete, in alto, potete ammirare la tela dipinta da Antonio Zanchi nel 1669, il cui titolo è: Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia dell’Oreb.Il “telero”, come chiamavano a Venezia le vaste composizioni pittoriche come questa, fu eseguito dallo Zanchi tra il 1660 e il 1680, ossia nel periodo migliore della sua produzione. Antonio Zanchi, appresi gli insegnamenti della pittura veneziana del secondo Cinquecento, ricreò nuovi impianti figurativi, monumentali. Utilizzando violenti contrasti di chiaroscuro, Zanchi dipinse le anatomie dei corpi modellati come elementi architettonici che escono dai fondali scuri.L’episodio biblico narrato in questo dipinto si sviluppa in uno spazio marcato da una linea diagonale che, partendo dalla figura di Mosè, in alto a sinistra, giunge nell’angolo opposto, in basso a destra, alla figura del vecchio seduto.Il popolo ebraico, durante l’esodo, a causa del faticoso viaggio nel deserto, mostrò i segni della stanchezza e della sete e si lasciò andare a un cenno di ribellione e il Signore disse a Mosè: ” Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percorso il Nilo e và! Ecco, io, starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà ”.Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele.

32. Tela "Il sacrificio di Noè" Torna alla mappa

“Il sacrificio di Noè” è un olio su tela dipinto da Federico Cervelli nel 1678. Raffigura otto persone scampate al Diluvio Universale, disposte tutt’attorno all’altare sopra il quale Noè sacrifica un ariete per placare l’ira di Dio il quale appoggia la mano sinistra, con lo scettro, sul mondo, sostenuto da tre angeli; altri due putti alati tengono nelle mani dei rami d’ulivo, simboli della fine del Diluvio Universale.Notate come Dio e Noè abbiano gli stessi tratti somatici; sembra che l’artista voglia suggerire all’osservatore che Dio si riconosce e si identifica solo negli uomini giusti. Una piccola curiosità: in basso, sulla sinistra del quadro, la donna inginocchiata in primo piano presentava gambe nude sfiorate solo languidamente da una veste velata. Il Consiglio della MIA nel 1686 incaricò il Canonico Patrone “di far correggere l’immodestia della figura della Donna”e venne apposto il pesante panneggio blu che ora si vede.

51. Arazzo fiorentino: La circoncisione di Gesù Torna alla mappa

Il sesto giorno la Sacra Famiglia entrò a Betlemme, dove si fermò per tutto il settimo. Nell’ottavo si provvide a far circoncidere il Bambino, dandogli il nome Gesù, come era stato prescritto dall’angelo prima ancora che venisse concepito. Quando si compirono i giorni della purificazione di Maria, quaranta giorni secondo la legge di Mosé, Maria e Giuseppe condussero il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore e offrire in sacrificio una coppia di tortore e di due giovani colombi. L’arazzo, dalla composizione ricca di personaggi che affollano la scena, è stato realizzato nel 1584. Al centro dell’immagine c’è Giuseppe con il Bambino. Davanti il sacerdote nell’atto della circoncisione.Sulla sinistra, nella cornice, c’é una piccola medaglia laterale, nella quale compare la scritta MIA. E’ una sigla che incontrerete spesso, è la forma storica abbreviata della Misericordia Maggiore, l’istituzione che, dal 1449, gestisce questa Basilica.

52. Arazzo fiorentino: Lo sposalizio della Vergine Torna alla mappa

Quest’arazzo, misura più di trenta metri quadrati.La raffigurazione classica dello Sposalizio della Vergine fa capo a due differenti filoni figurativi. Nella tradizione nord europea gli sposi si tengono la mano destra mentre sono benedetti dal sacerdote; nella tradizione artistica italiana è, invece, maggiormente diffusa l’immagine di Giuseppe che infila l’anello al dito di Maria. A questo secondo filone iconografico si attenne Alessandro Allori nel cartone che fu alla base di questo lavoro.
Tutta la scena si svolge in un interno, mentre sullo sfondo centrale appare un paesaggio che si perde nell’azzurro del cielo.

81. Tela "Passaggio del Mar Rosso" Torna alla mappa

Al di sopra dell’arazzo della Crocifissione si trova la tela di Luca Giordano, Il passaggio del Mar Rosso del 1681/82.Luca Giordano, pittore napoletano tra i più grandi interpreti della scuola Barocca, in questo quadro diede un posto di rilievo a Miriam, la sorella di Mosè. Miriam è raffigurata nell’atto della preghiera, mentre attorno a lei donne e bambini suonano, cantano e danzano per festeggiare la liberazione. L’ebraico nome di Miriam è il corrisponde di Maria, la profetessa, è considerata dai commentatori cristiani della Bibbia una prefigurazione di Maria Vergine.

111. Arazzo fiorentino: La Visitazione Torna alla mappa

“La Visitazione” del 1584 posta originariamente sopra la bussola del portalino di sud-ovest ora collocato nel primo matroneo.

112. Arazzo fiorentino: L'adorazione dei Magi Torna alla mappa

“L’Adorazione dei Magi”, uno dei primi tre arazzi che Alessandro Allori realizzò nel 1583 per la Basilica di Santa Maria Maggiore.

131. Affresco "L'Albero della Vita" Torna alla mappa

Quest’affresco, dipinto sulla parete meridionale del transetto della Basilica, fu eseguito nel 1342 da un pittore di estrazione artistica lombardo-emiliana il cui nome rimase sconosciuto e che è ricordato come il “Maestro dell’Albero della Vita”.
L’Albero della vita è un grande albero dal cui tronco partono dodici rami, sei per lato. Dai rami pendono quattro tondi, nei quali sono rappresentate scene dell’Infanzia, della Passione e della Glorificazione di Cristo. Ai piedi dell’albero, sulla sinistra, si trovano le figure di santa Chiara, San Francesco e Maria, sulla destra San Giovanni, San Ludovico e S. Antonio. In ginocchio e in scala ridotta rispetto alle figure dei santi è rappresentato Guidino Suardi il committente dell’intera opera. La parte superiore dell’affresco è attualmente coperta dalla tela di Pietro Liberi raffigurante il Diluvio Universale realizzata nel 1661.

161. Tela "Adorazione dei Magi" Torna alla mappa

Al di sopra dell’arco d’ingresso alla Navatella di destra, nella grande cantoria dorata, si trova “L’Adorazione dei Magi”, la tela che Enea Salmeggia, detto “Talpino”, dipinse per la Basilica di Santa Maria Maggiore nel 1595. I tre re Magi, dopo aver tolto dal capo le loro corone, rendono onore al Cristo neonato. Salmeggia, raffigura alle loro spalle, il seguito dei soldati che hanno scortato i tre saggi re d’Oriente fino al figlio di Dio. In questa tela le immagini testimoniano un uso spregiudicato del colore da parte dell’artista, come ad esempio sono il violetto utilizzato sulla figura del paggio che regge la corona di un re e la serie dei rossi-arancio distribuiti nelle vesti dei soldati del corteo. Tutta la composizione è impostata sulle diagonali che convergono verso la Madonna col Bambino, in un corteo disposto entro un triangolo immaginario, ricco di dettagli e di pathos.