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Evento

MARIO GIACOMELLI. TERRE SCRITTE.

Luogo Monastero di Astino
Data venerdì, 21 aprile 2017
Orario 18:30
Ingresso gratuito

Mostra a cura di Corrado Benigni e Mauro Zanchi - INAUGURAZIONE


Mario Giacomelli. Terre scritte. Oltre 40 scatti, molti inediti, provenienti direttamente dall’Archivio Mario Giacomelli di Sassoferrato (Rita Giacomelli), in una mostra esclusiva, promossa dalla Fondazione MIA, curata da Corrado Benigni e Mauro Zanchi, per raccontare un maestro indiscusso della fotografia italiana.

Per la prima volta a Bergamo, nella bellissima cornice del Complesso Monumentale di Astino, questa esposizione vuole indagare l'opera di Mario Giacomelliattraverso un percorso inedito che rilegge l’esperienza di questo grande autore, che con i suoi potenti bianco e neri ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia. 

Il tema portante della mostra sarà il paesaggio. Questo motivo è stato fondamentale nel percorso creativo di Giacomelli, ricorrendo continuamente nelle sue fotografie. In particolare il paesaggio campestre delle Marche, ripreso in modo personalissimo e interpretato in maniera sempre più grafica. “Cerco i segni nella terra, cerco la materia e i segni, come può fare un incisore”, ha detto lo stesso Giacomelli. 

Il paesaggio di Giacomelli è insieme reale e inventato, così come il suo sguardo è visionario e visivo al contempo. È il pretesto per rappresentare una situazione altra. Le sue sono “terre scritte”, dove l’orizzonte è quasi del tutto eliminato: un incastro di tempo e non-tempo. Nei suoi paesaggi il rapporto tra campagna e memoria, tra Giacomelli e una terra-madre negata e accettata si fa più drammatico, traducendosi in un’asciutta e grande rappresentazione. Della terra egli coglie i segni, la materia, i solchi, tuttavia trovando in essi corrispondenze con i corpi dell’uomo, perché la terra, nella sua poetica, è la carne stessa dell’uomo. In questa serie di scatti, in particolare, partendo dai piccoli dettagli della natura, che veicolano in sé un respiro umano, come un alchimista dello sguardo egli trasforma l’immagine in un “doppio visivo”. 

Il paesaggio di Giacomelli, paesaggio della memoria e della favola, paesaggio di figure nascoste e di prodigi, dialoga perfettamente con il luogo e la natura di Astino. Accanto a questa serie saranno esposti anche gli scatti che fanno parte del ciclo Motivo suggerito dal taglio dell’albero, tra le prove più persuasive del maestro marchigiano e che insieme al paesaggio rappresentano un’indagine profonda sul tema della natura.


Mario Giacomelli. Biografia

Nasce il 1° agosto 1925, a Senigallia, città dalla quale non si allontanerà mai, spazio in cui Giacomelli ha creato quasi tutto il suo corpus fotografico. 

Nel 1950 apre la Tipografia Marchigiana, in via Mastai 5, che negli anni diverrà luogo di "peregrinaggio" da tutto il mondo. Nel '53 Giacomelli acquista una Bencini Comet e inizia a fotografare assiduamente parenti e colleghi; è in questo periodo che conosce Giuseppe Cavalli, fotografo e critico d'arte carismatico che lo inizia alla riflessione sulla Fotografia e sull'Arte, introducendolo nell'ambiente dei grandi circoli fotografici, come la "Bussola" e la "Gondola", e ai concorsi fotografici, nei quali sin dagli esordi si distingue per la sua cifra stilistica. Nel '54 a Senigallia si costituisce il gruppo fotografico "Misa" a cui Giacomelli fa parte. La strada verso la notorietà è aperta dalla vittoria al prestigioso Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto nel '55, dove Paolo Monti, della giuria, denomina Giacomelli "l'uomo Nuovo della Fotografia". Nel ‘55 entra in scena la sua macchina fotografica Kobell Press, da cui il fotografo non si dividerà mai. Il suo stile ormai diviene inconfondibile, con i suoi forti contrasti e le atmosfere dense, fino a essere riconosciuto oltreoceano, quando John Szarkowski, direttore del dipartimento di Fotografia del MOMA di New York, nel '64 acquisisce la serie Scanno e alcune immagini della serie Pretini (Io non ho mani che mi accarezzino il volto). Ormai la sua fama è mondiale. Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia. Nel 1968 conosce Alberto Burri, con cui instaura un rapporto di amicizia e a cui dedicherà delle opere di Paesaggi dove forte è il richiamo all'Informale. Gli anni '60/70 vedono un Giacomelli preso anche nell’espressione pittorica di stampo Informale. Nel '78 partecipa alla Biennale di Venezia con i suoi Paesaggi. 

Il fotografo non smette mai di sperimentare e di indagare la realtà e se stesso attraverso la fotografia. Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo.

Muore il 25 novembre del 2000, a Senigallia.

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