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| La Basilica nei secoli |
| Brani tratti da: Mauro Zanchi, La Bibbia secondo Lorenzo Lotto, Bergamo 2003. |
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| Le tarsie simboliche: “imprese” e geroglifici del Cinquecento |
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Coro ligneo di Lotto e Capoferri – vista frontale d’insieme |
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Le trentasei immagini enigmatiche ideate da Lorenzo Lotto e intarsiate da Giovan Francesco Capoferri – nel progetto originale trentadue avrebbero dovuto svolgere un ruolo simbolico sui coperti lignei posti a protezione delle corrispondenti storie veterotestamentarie - un Mutus Chorus atto a stimolare meditazioni intellettuali e spirituali.
Questo itinerario “iniziatico”, costituito da imprese e da geroglifici rinascimentali, è da considerare una sorta di “luogo della Memoria”, che racchiude in sé lo scibile dell’umanesimo veneziano del primo Cinquecento. |
Le immagini simboliche sintetizzano visivamente i temi attinti dagli eterogenei campi di ricerca del Rinascimento: Lotto ha elaborato un sincretismo fra temi religiosi e archetipi pagani, fra concetti spirituali e temi profani, così che alle storie bibliche si sono congiunte metafore dell’Alchimia, figure care all’Ermetismo, suggestioni della mitologia greco-romana e concetti della filosofia neoplatonica.
Queste immagini sono state pensate per non essere facilmente decodificate, così da creare un senso di mistero che dia adito a una molteplicità di interpretazioni anche in contraddizione l’una con l’altra.
Con le sue imprese Lotto va oltre la relatività di ogni interpretazione soggettiva, scardina ogni presunzione che asserisce di aver trovato la soluzione definitiva, va al di là di ogni spiegazione dialettica poiché l’immagine innanzitutto deve evocare il senso di mistero legato all’ineffabilità di una presenza divina.
Le imprese e i geroglifici lotteschi sono immagini di un enigma, l’enigma di Dio; questo senso “enigmatico”, inteso nell’accezione di mistero affascinante, ha la capacità di sedurre l’intelletto di ogni persona alla ricerca di risposte escatologiche.
Riprendendo visivamente la citazione di San Paolo, “poichè ora vediamo come in uno specchio, attraverso enigmi” (1 Corinzi 13,12), Lotto sintetizza nelle sue imprese la condizione dell’umano sapere che può solo contemplare la realtà visibile “per speculum in enigmate”: questo concetto è ben simboleggiato nell’impresa de “La sommersione di Faraone”, dove l’uomo a dorso di un asino inizia il viaggio di “liberazione” con una gabbia sulla testa, cercando di carpire la verità di se stesso in uno specchio, simbolo illusorio e allo stesso tempo mezzo di conoscenza. |
I simboli creati dall’artista veneziano sono polisemici, si riferiscono all’ambiente culturale e storico da cui sono stati tratti ma al contempo sono da considerare atemporali e archetipali poichè vanno al di là di un asse temporale e logico.
Le immagini geroglifiche del Coro bergamasco hanno la peculiarità di saper emanare messaggi plurimi: proprio come le immagini oniriche, spesso bizzarre e mai collocabili nella certezza di poterne dare una spiegazione razionale e indiscutibile, le immagini simboliche sono da considerare come icone del mondo delle apparenze e specchi delle verità spirituali.
Contemporaneamente viene stimolato anche l’aspetto ludico dell’atto interpretativo: chi cerca la chiave giusta per aprire la porta che cela la soluzione all’enigma entra nel gioco intellettuale iniziato da Lotto nel momento stesso in cui ha egli cominciato ad ideare le Imprese.
Il gioco voluto da Lotto è molto intrigante poiché le sue immagini aprono continuamente su mondi con sempre più implicazioni successive e consentono di far spaziare il pensiero nell’indagine del presunto-vero significato, stimolando soprattutto una ricerca di natura intuitiva.
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Particolare coro ligneo – vista laterale |
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Tarsie fronte iconostasi - “Sommersione del Faraone” – coperchio |
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L’itinerario simbolico ha la forza di far scaturire una gran varietà di interpretazioni, anche molto divergenti l’una dall’altra, poiché ogni simbolo cambia significato a seconda del contesto in cui è inserito.
“Molti esprimono molte opinioni, nessuno si trova d’accordo con un altro: ebbene, tutto ciò è ancor più bello delle immagini dipinte” scriveva Giovan Aurelio Augurello – poeta e alchimista riminese conosciuto da Lotto nel periodo del suo soggiorno a Treviso presso il Vescovo Bernardo de’ Rossi – a proposito delle innumerevoli interpretazioni suscitate dall’impresa di Giuliano de’ Medici nella giostra del 1475, cogliendo il sottile meccanismo stimolante capace di mettere in moto, con la forza della spinta ludica, discussioni atte al movimento dell’intelletto.
In ultima analisi, la sequenza delle trentasei immagini simboliche ideate da Lotto è paragonabile in qualche modo ad una sfinge che recita ogni volta un enigma diverso a colui che è entrato in gioco per trovare soluzioni atte a cogliere in profondità il senso del Vero.
Ma, a prescindere dal risultato finale del viaggio “iniziatico”, colui che ricerca, guardando, rimane certamente ammaliato dalla bellezza seducente delle immagini lottesche; chi entra nell’ itinerario ludico si arricchisce di un “qualcosa” che ha la capacità di penetrare in modo indelebile nella memoria, indotta così a vivere meditazioni spirituali, pensieri filosofici, edificanti ed intimi bagliori della mente. |
| Le invenzioni |
La lettera insegna le azioni; l’allegoria, cosa credere;
la morale, cosa fare; l’anagogia, a cosa tendere
Nicolò da Lyra |
Le “invenzioni” pittoriche di Lotto sono mutuate dall’ars retorica del Rinascimento, la quale, nell’esposizione delle Sacre Scritture, si addentra nel testo per investigare i sensi più arcani; questa ricerca dei significati enigmatici delle divine scritture era definita dal termine latino “inventio”, che assolveva il duplice compito di trovare nel testo il senso mistico (spirituale, allegorico, anagogico e topologico) e il senso storico.
Al contempo ogni personaggio, ogni episodio, ogni nome ed ogni cosa che sono presenti nella Bibbia hanno, secondo l’ermeneutica, un quadruplice senso: uno letterale, uno allegorico, uno morale e uno anagogico. |
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Tarsie fronte iconostasi – “Arca di Noè” – coperchio |
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Nel periodo in cui Lotto stava elaborando le sue invenzioni (dal 1524 al 1531) il modello retorico -strutturato in tre momenti: inventio, dispositio e compositio - “è così universalmente presente da condizionare in certa misura non solo chi costruisce (per un fine) un discorso, ma anche chi elabora (per un fine) un’immagine; più naturale ancora è che ne sia influenzato chi vuol descrivere momenti o fasi del processo di elaborazione di un’immagine” (Salvatore Settis, Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento, in Storia d’Italia, Annali, IV, 1981, pagg. 727-28).
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Riconoscendo le capacità e le competenze teologiche di Lotto, sin dall’inizio dei lavori i committenti della Misericordia di Bergamo avevano concesso a Lotto un margine di libertà utile per non considerare vincolanti le istruzioni scritte dal frate francescano Girolamo Terzi (il teologo più autorevole di Bergamo in quel periodo), per elaborare al meglio immagini atte a stimolare visivamente i significati allegorici, morali e anagogici allusi dalle storie bibliche.
La committenza aveva ingaggiato il frate minorita (Nel Liber Fabrice Chori il primo compenso a Terzi per le “invenzioni” risale al 2 maggio 1523), nel ruolo di consulente teologico da affiancare a Lotto per approntare, nel coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, un progetto unitario in cui fossero sviluppati episodi veterotestamentari con la finalità di offrire esempi di virtù e di vizio, per incitare all’imitazione dei primi e all’abbandono o al rifiuto dei secondi. |
A Venezia, nel periodo in cui porta a termine la creazione dei cartoni (1526-31), Lotto assiste alle prediche e alle pubbliche discussioni di tesi nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo; queste tesi di filosofia e teologia (“conclusiones”) venivano preventivamente affisse alle porte delle chiese veneziane più importanti o in altri luoghi pubblici e discusse alla presenza dei patrizi veneziani.
I predicatori più famosi in questi anni sono il domenicano Benedetto da Foiano, quaresimalista ai Crociferi, a S. Salvador , predicatore a S. Polo e a S. Marco, fra Damiano Loro, dottore e professore in teologia, predicatore ai SS. Giovanni e Paolo e in S. Marco, introdotto anche nella diplomazia veneziana, e il francescano fra Bartolomeo Ronzio, predicatore nella chiesa di S. Francesco della Vigna.
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Creazione di Eva - coperchio |
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Creazione di Eva - storia |
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E’ Lotto stesso che ci informa, in una lettera scritta alla Misericordia di Bergamo, delle sue frequentazioni alle prediche quaresimali, tanto da essere stato colpito dalla storia di Giosuè che ferma il sole proponendola per una delle tarsie destinate a schermare i pilastri del coro: “storia de Iosuè che firmò il sole che in questa quadragesima lo sentì ricordar dal nostro predicatore” (Lettera datata maggio 1527).
Durante il soggiorno al monastero dei SS. Giovanni e Paolo, Lotto è in contatto con il Vice Priore Ludovico Martini, un biblista, e con il predicatore Damiano Loro; i due valenti dottori domenicani potrebbero aver discusso con il nostro pittore sui temi esegetici delle “inventione” a cui stava lavorando per elaborare i cartoni con “storie” anticotestamentarie. |
Secondo Cortesi Bosco, Lotto “possedeva una cultura religiosa che andava oltre il grado d’informazione comune ai credenti che frequentavano i riti liturgici e seguivano la predicazione, frutto di personali interessi, coltivati anche in relazione al proprio lavoro, frequentando dotti e religiosi e ovviamente attraverso letture. All’epoca si disponeva di fonti enciclopediche, di dizionari che davano il senso spirituale delle parole e delle cose. Tra questi, largamente diffuso a livello europeo nel XV-XVI sec. e destinato, come avverte il Prologo, ai predicatori, era il Dictionarius seu Repertorium morale (1340) del benedettino francese Petrus Berchorius (Pierre Bersuire), amico del Petrarca […] ” (Il coro intarsiato di Lotto e Capoferri, pagg. 140-41).
A Venezia, allora, Lotto aveva a disposizione, oltre alle “invenzioni” scritte in volgare dal Terzi, un ricco repertorio di informazioni di stampo verbale utili per andare a completare il suo già colto bagaglio di spiritualità o per trovare risposte e risoluzioni ai dubbi teologici in corso di creazione dei cartoni.
A sua volta fra Terzi aveva consultato, molto probabilmente, un’edizione della Bibbia con Glossa interlineare e ordinaria, con le Postille e il commento morale di Nicolò da Lyra, il celebre teologo francescano del XIII-XIV sec. raffigurato da Raffaello, come ricorda il Vasari, fra i teologi della Disputa del Sacramento, in ginocchio vicino all’altare, con lo sguardo rivolto verso S. Girolamo. (vedi: Francesca Cortesi Bosco, op. cit., pagg.140-144).
Il teologo bergamasco forniva a Lotto soggetti in eccedenza, con indicazioni teologiche omogenee agli intenti della committenza, e il pittore veneziano sceglieva le “invenzioni” che più gli stimolavano buone immagini, così da realizzare un progetto d’insieme, scartando le soluzioni di mera applicazione e tenendo solo quelle opere più riuscite, quelle ispirate e di vera arte, adatte a irretire l’intelletto e il cuore del fedele per stimolare meditazioni di profonda spiritualità.
Lotto ha creato anche una serie di immagini simboliche, ovvero “picture a claro et obscuro” che avrebbero dovuto fungere da coperti protettivi il cui significato enigmatico fosse conforme alle “historie” bibliche; queste immagini, perlopiù, sono chiamate da Lotto con il termine “imprese”; alcune altre, invece, sono geroglifici di quella cultura umanistica che tanto aveva apprezzato gli Hieroglyphica di Orapollo (testo di autore del II-IV sec. d. C.), introdotti a Firenze nel 1419 e che diedero inizio alla moda dei geroglifici nelle corti degli stati italiani, moda intellettuale visibile anche nell’ Hypnerotomachia Poliphili, celebre romanzo di Francesco Colonna edito a Venezia nel 1499 dall’editore Aldo Manuzio, che tanto influenzò gli ambienti culturali veneziani e trevigiani frequentati da Lotto. |
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“Pianto di Davide” - storia |
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La Bibbia ambientata nelle terre della Serenissima e nell’intelletto
Le certezze del primo Rinascimento - ben significate simbolicamente dalle visioni prospettiche perfette, ideali, dalle architetture scandite da proporzioni euritmiche, dalle figure umane bloccate nei movimenti come in un’istantanea fotografica – nelle opere presenti nel coro della basilica di Bergamo sono diligentemente eluse dall’inquietudine di Lotto, il quale preferisce sviluppare le sue “storie” in ambientazioni architettoniche asimmetriche e governate da linee che confluiscono in punti di fuga eccentrici, dove lo sviluppo narrativo si muove cineticamente per sequenze in successione. |
Lotto attinge dal pozzo dell’antichità e dello spirito medievale, portando alla luce il secchio colmo di immagini care all’ars memorandi: egli riprende in mano il vasto mondo dei linguaggi simbolici del passato e lo rielabora attualizzandolo nella nuova poetica di matrice umanistica.
Allo stesso tempo mette in scena gli archetipi, allestendo nella sua mente Teatri di Memoria, palcoscenici, scenografie e luoghi intrisi di naturalismo lombardo che prendono corpo sulla carta per essere proiettati nello sguardo degli spettatori.
Le ambientazioni vivono sull’accumulo di monumenti archeologici dell’antichità romana in cui ergono la loro mole simbolica obelischi egiziani; le scene all’aperto svolgono il racconto biblico rappresentandolo in abiti alla moda veneziana e in paesaggi agresti, in declivi collinari che digradano su panoramiche marine; le architetture moderne sono di fantasia, anche se potrebbero essere benissimo costruzioni riprese dal vero da reali monumenti del Cinquecento. |
Invece, Lotto raffigura una finzione reale, un ossimoro visivo giocato a volte sull’iperbole, per catturare meglio, anche con l’aiuto di parecchi dettagli “bizzarri” o con evocazioni simboliche, l’attenzione dello spettatore esterno.
Ecco, allora, che le architetture con serliane, apparentemente veristiche, sono invece da riferire ad un’urbe onirica; i palazzi, che potrebbero essere veramente stati costruiti da Peruzzi, da Serlio, o da qualsiasi altro architetto del primo Cinquecento, non sono invece riconoscibili e attribuibili ad una città reale perché Lotto vuole introdurre lo sguardo in una realtà “altra”, in una dimensione interiormente vera, interscambiabile illusionisticamente con ciò che l’occhio vede tutti i giorni camminando in una città reale.
In questa dimensione “ossimorica” partorita dal genio dell’artista, gli allestimenti della mente divengono costruzioni oleografiche della realtà contingente, i velieri veri vengono intrappolati nei gorghi della tempesta, avvengono i naufragi nell’abisso di grandi pesci archetipali: le storie ebraiche, accadute molti secoli prima della nascita di Cristo, si muovono nell’interiorità di un individuo ogni volta che qualcuno legge il racconto delle Sacre Scritture o ogni volta che lo sguardo di una persona si immedesima in un’immagine rappresentata per rievocare un racconto, per coniugare così al tempo presente la storia del passato.
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“Pianto di Davide” - coperchio |
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“Ester” - coperchio |
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Questa dimensione “altra” viene suggerita da Lotto per mezzo di un punto di vista quasi sempre rialzato, che permette al fruitore di cogliere l’insieme dello sviluppo narrativo scandito da momenti in sequenza cinetica.
E il paragone con il cinema e il teatro non è un azzardo anacronistico, poiché Lotto veramente pare voglia ricreare un’altra realtà, che è finzione ma crea l’illusione mnemonica del vero. |
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“Ester” – storia |
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Al contempo, il nostro pittore descrive un vasto campionario di umanità, cogliendo le persone nei gesti della vita quotidiana scandita dai ritmi della contemporaneità del primo Cinquecento: all’interno delle rappresentazioni bibliche c’è chi pigia l’uva per fare il vino, chi tosa o munge le pecore, chi urina, chi defeca, chi impugna le armi, chi cuce, chi porta al pascolo il gregge, chi cavalca, chi dorme ebbro, chi uccide, chi serve i cibi al banchetto, chi si riunisce in consiglio, chi spia, chi dialoga, vi sono madri che allattano i pargoli, bimbi che si attaccano alle sottane della genitrice o che si rifiutano di ubbidire, donne che tolgono le vivande dai sacchi per imbandire una tavola improvvisata sui declivi erbosi, paggi che reggono le vesti della regina o che eseguono gli ordini del re, vi sono persino metaspettatori che assistono a rappresentazioni del teatro sacro. |
I personaggi sono descritti con un’attenzione veristica che sa cogliere una gestualità eloquentemente naturale: i visi, le espressioni, le posture sono raffigurate da una mano che ha toccato in prima persona il variegato repertorio degli esseri umani colti nella loro complessità psicologica.
Lotto sa esprimere i sentimenti e le emozioni della gente, riuscendo a rendere visibile, sulla superficie esemplare dell’arte, il dolore dei personaggi biblici, i loro desideri, le loro “pruderie”, le aspirazioni alte degli eletti e le bassezze delle anime deboli, le piccolezze degli infami, i bisbigli, i pettegolezzi, la spontaneità dei bimbi, gli appetiti dei bisogni primari, le losche trame di chi vuole il potere, le gelosie, gli omicidi, il desiderio di maternità delle donne sterili, gli stupri, gli incesti, le bugie, i sogni, i grandi slanci mistici, il coraggio, il pianto del re, le derisioni, le imprecazioni, le preghiere, le teofanie, i duelli, le battaglie, le prove sovrumane di fedeltà a Dio, gli esempi di vita attiva o contemplativa.
Lotto è un artista che si può definire un inquieto mistico realista, una sintesi eccellente fra una sensibilità di stampo nordico attenta alla realtà contingente (mi riferisco alla sensibilità dei pittori ponentini, Memling, Van Eyck, Luca di Leyda, Van der Weyden, Van der Goes, Bouts, e alla visione dell’arte nelle opere di Dürer e Grünewald) e una sensibilità italiana che ha visto in prima persona a Roma, a Venezia, a Firenze, e nelle città lombarde le opere artistiche, filosofiche, architettoniche, teologiche innovative dei più grandi geni del Rinascimento. |
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